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DI COSA SONO FATTI I RICORDI

Aggiornamento: 15 set 2023



Tornare in un luogo che ha ospitato l’ infanzia è un’emozione speciale agrodolce, dopo una distanza temporale di 30 anni si scopre che il tempo per certi versi non modifica nulla nei nostri sensi.

Il primo impatto nel vedere il bar di un campeggio, stile anni 80 dove sul bancone troneggiano due parole - strada facendo - che fanno partire nella mente la canzone di Baglioni e il suo seguito sonoro ''troverai un gancio in mezzo al cielo'' e una vespa con un bauletto adattato da una cassetta di plastica da frutta.

Proprio qui, in un paese del Cilento, l’economia di massa non trova ampio sviluppo e le sue derive, perchè ancora parlano tanto gli ulivi e le onde del mare anche se appare subito più antropica la spiaggia: bar e file di ombrelloni a confermare impegno umano nell'economia del luogo ma anche il processo di privatizzazione di beni naturali.


I ricordi sono fatti di luoghi, suoni e immagini impresse in qualche parte del nostro cervello e nella pelle: a volte richiamano e si vogliono risvegliare senza fagocità, perche’ sono gioielli che coinvolgono anche persone non più vive, in questo mondo. I nonni.

Grazie a loro, ho potuto godere di una forma di divertimento e apprendimento primario semplice, dove la famiglia erano sì i genitori ma anche tutte le altre figure adulte delle case accanto, si andava tutti insieme al mare e noi bimbi eravamo fratelli e sorelle almeno fino allo scadere delle lunghe vacanze scolastiche.

Era un piccolo modello di comunità educante perchè ogni piccino entrava in casi di altri; c'erano famiglie di diversa estrazione sociale.

Al secondo piano c'era la grande casa con terrazzo dove io vidi per la prima volta di prima mattina, i piegamenti del saluto al sole fatto dalla figlia del proprietario del complesso di casa vacanze e mi sembrava fosse ancora più irraggiungibile il mondo degli adulti; la casa al terzo piano invece veniva presa per le ferie da una famiglia benestante- e distante per certi versi - in quanto una scala a chiocciola era la separazione scomoda e soprattutto rumorosa che separava un gruppetto di bimbi giù, dagli altri lissù.

Forse ora con l’avvento della tecnologia non può essere più cosi la dimensione delle vacanze da scuola perché qualcosa distoglie l’attenzione dalla relazione dialogica viva, un due tre stella è diventato un gioco superfluo, noioso.



Sono fatti i ricordi di pavimentazioni e muri, che hanno visto sbucciate, cadute, poltiglie di sassi e rametti e nascondini;

Sono fatti di alberi che mai si sono mossi e custodiscono le voci di filò nella brezza della sera, con i grilli espansivi e i geki misteriosi e furtivi;

Sono fatti di sagome di promontori che baciano il mare.

Sono fatti di un automobile con la targa pre Unione Europea, che per raggiungerla alla risalita dal mare, bisognava schivare le spine di piante grasse nella sabbia poi seduti sui sedili scottanti, in braccio l'uno all'altro, si faceva a gara vocale su chi fosse il primo a la far la doccia, in compagnia di un oleandro.

Era il rombo del motore in salita a farci presagire le nuove corse, i nuovi giochi, le nuove avventure pomeridiane introno casa.

Sono fatti i ricordi di odori di piatti semplici appassionati e fritti in casa, di sonnellini imposti ma sempre sabotati;

Sono fatti di primi baci i ricordi, di bimbi che non vogliono mai uscire dall’acqua, di ispezioni di polpastrelli.

Sono fatti i ricordi di cavalloni.

Sono fatti di corpi leggermente sfocati ma nitida presenza e voci; tu tornavi dalla citta', con quell'auto vecchia che odorava ancora di nuovo misto garage e sale, e all' ombra di un ulivo sovrano, ancora li’ e cresciuto come me, aprivi il baule per mostrare mercanzie ortolane a una schiera di bimbi curiosi e consorte in valutazione.

Il tempo sembra si sia fermato nei luoghi che hanno formato la costruzione del nostro carattere; vi è un binario principale che percorriamo nella vita ma anche sentieri di montagna che forgiano le nostre tendenze, gli interessi, le ricerche, i gusti personali di sapori e habitat.

Quante migliaia di onde si sono infrante da allora a oggi.




Si respira aria più densa nei luoghi dei ricordi, intrisa di suoni di lacrime e gioia incosciente, si ama un luogo e un tempo che mai più tornerà, non solo per me, ma anche per le prossime generazioni perché la società digitale ha stravolto l'aura dei ricordi.

Oggi la realtà virtuale è la più grande contraddizione che permea la vita di tutte le generazioni: o è realtà o è virtuale. La realtà è cio' che vive il corpo nell'immersione dell’esperienza, solo questo crea la memoria somatica che permette di ricordare.

Forse per questo camminare in un campeggio e sfilare tra roulotte sentendo bambini che fanno capricci per la cena, altri che gironzolano alla ricerca di tesori, vedendo la combriccola dei grandi davanti a uno schermo posizionato alla bene meglio e mamme in vestagliette prendi sole, regala un senso di antica bellezza.




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