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COS’E’ LA MEDITAZONE VIPASSANA

Aggiornamento: 2 mar 2023

La Vipassana è una delle più antiche tecniche di meditazione dell’India. Per lungo tempo dimenticata dall’umanità, fu riscoperta da Gotama il Buddha più di 2500 anni fa.

Nelle foreste Casentinesi, si trova questo gioiello di luogo di salute, pace e condivisione di silenzio, ordine, pulizia

Il termine ‘Meditazione’ deriva dal latino meditatio, riflessione: è la pratica di concentrazione della mente su qualcosa per poterla conoscere a fondo.


Vipassana significa “vedere le cose così come esse sono realmente”.

È un processo di auto-purificazione che si intraprende mediante l’auto-osservazione del mondo interno.


Satya Goenka è tra i più conosciuti e stimati insegnanti laici di meditazione Vipassana, è nato in Birmania nel 1924 da genitori indiani, ha appreso la tecnica e dal 1969 la insegna in tutto il mondo.


PERCHE' SI MEDITA

Si medita per calmare la mente: se osserviamo soltanto a livello mentale, non ci rendiamo conto della sensazione nel momento in cui si manifesta nel corpo e nel buio dell'ignoranza, reagiamo ciecamente ad essa, intensificandola ancora di più.


La fuggevole sensazione assume le proporzioni di un fuoco divorante, diventa un'emozione così forte da sconvolgere la mente e come conseguenza, ci ritroviamo a parlare e ad agire in modi errati, inconsapevoli, automatici.


Se invece osserviamo la sensazione a livello fisico e ne diventiamo consapevoli non appena essa sorge, possiamo impedire che abbia luogo la reazione/coazione a ripetere quindi possiamo dare vita a uno spazio vuoto di ascolto fluido come lo scorrere delle sensazioni.



La schiavitù nasce dal fatto che per ignoranza reagiamo alla sensazione fisica e le permettiamo di trasformarsi in un fenomeno mentale che sopraffà la ragione.


La tecnica consiste nell’osservare il respiro naturale al fine di concentrare la mente, ciò serve a sviluppare una consapevolezza più acuta, con la quale si procede ad entrare più in profondità nella natura mutevole del corpo e della mente; si sperimentano le verità universali dell’impermanenza, della discontinuità di tutto dentro e introno a noi, della sofferenza umana legata all’idea invece di stabilità.


L’intero cammino (Dhamma) è un rimedio universale per dei problemi universali e non ha niente a che fare con religioni istituzionalizzate o con sette di qualunque genere, può essere praticato da chiunque, in qualsiasi luogo e in ogni momento, senza che ciò generi conflitti dovuti a razza, comunità e religione. Tutti ne possono trarre eguale beneficio; il Dhamma, non è sicuramente facile e occorre impegnarsi intensamente.


LA DISCIPLINA

La disciplina da rispettare durante il ritiro è chiara e precisa, si basa su pochi punti essenziali:

  • per 11 giorni si pratica il Nobile Silenzio, cioè non si parla con nessuno in alcun orario e luogo del centro che è diviso in due parti, rispettivamente per uomini e donne;

  • all’ingresso, al momento dell’accettazione, si consegna la borsa con tutti i propri oggetti personali all’interno;

  • durante i giorni di permanenza, l’unico documento cartaceo che si può tenere in camera è la brochure del centro di ritiro Vipassana.

L’orario della pratica della Vipassana:


4.00: sveglia

4.30 - 6.30: meditazione nella propria stanza

6.30 - 8.00: pausa per la colazione

8.00 - 9.00: meditazione di gruppo nella sala

9.00 - 11.00: meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell’insegnante

11.00 - 12.00: pausa per il pranzo

12.00 - 13.00: riposo, colloqui con l’insegnante

13.00 - 14.30: meditazione nella sala o nella propria stanza

14.30 - 15.30: meditazione di gruppo nella sala

15.30 - 17.00: meditazione nella sala o nella propria stanza secondo le istruzioni dell’insegnante

17.00 - 18.00: pausa per il tè

18.00 - 19.00: meditazione di gruppo nella sala

19.00 - 20.15: discorso del Maestro nella sala

20.15 - 21.00: meditazione di gruppo nella sala

21.00 - 21.30: periodo per le domande nella sala*

21.30: ritiro nelle stanze per la notte. Le luci vengono spente


* Per rispettare il Nobile Silenzio, non si fanno domande in pubblico ad alta voce

ma ognuno, rispettando tempi e gestualità pacate, si alza e va ai piedi dei maestri conduttori delle meditazioni.

Leggere una tabella così chiara mi aveva inizialmente procurato un senso di ansia e incredulità sul decalogo di privazioni, ma allo stesso tempo, la consapevolezza che un cammino spirituale non è certo una strada in discesa. L'altra faccia del dovere, pensai, è la possibilità di sperimentarsi, di essere ferma fisicamente, ma in movimento interiore.


L'ALIMENTAZIONE


Il cibo è fondamentale per l’esercizio Vipassana; le quattro possibili cause del sorgere delle sensazioni corporee sono infatti: il cibo che mangiamo, l’ambiente in cui viviamo, il processo mentale in corso e le reazioni mentali del passato che influenzano lo stato bio-psico mentale presente.


La dieta è vegetariana, molto fantasiosa e ricca di spezie che influenzano inevitabilmente la temperatura del corpo e i processi sensoriali. Ogni giorno sono servite pietanze con equilibri speziati diversi per accompagnare meditazioni diverse.


I vecchi studenti, cioè le persone che hanno frequentato e portato a temine già un percorso di 10 giorni, in forma volontaristica si ‘prendono cura’ dei pasti e della pulizia degli ambienti durante il ritiro dei nuovi studenti, per creare le condizioni favorevoli alla pratica di meditazione di altri novizi.


L'ESERCIZIO

La meditazione Vipassana si basa sulla concentrazione verso il proprio respiro; indirizzando l’attenzione al nostro interno, emerge l’ingranaggio di “assoggettamento” che la mente invia sul corpo e sulla psiche.


L’insegnamento è organizzato in modo graduale nel senso che durante i primi tre giorni di ritiro, si prende confidenza con la pratica attraverso la concentrazione sul soffio dell’aria e fuoriesce, toccando la zona compresa tra il naso e il labbro superiore.


Nei giorni successivi, inizia la meditazione, partendo sempre dalla concentrazione sulla piccola area d’ingresso e uscita del soffio vitale, poi si prosegue scorrendo nelle parti del corpo: dalla testa ai piedi e ritorno.


In questa seconda fase, accadono cose più forti e senti che l’esame di te stesso alle prese con la meditazione, diventa un sacrificio più denso e più ampiamente sensato.


Secondo l’insegnamento Vipassana, la coscienza ha origine dalle reazioni: ogni reazione mentale dà impulso al fluire della coscienza, ma mentre il corpo richiede cibo, la mente richiede stimolazioni continue e senza queste il fluire della coscienza non può continuare.


Se ad esempio si genera avversione, la coscienza che sorge nel momento successivo, sarà il prodotto di quell’avversione e il susseguirsi delle reazioni sarà continuo cibo alla mente.


Imparando a non reagire, si ferma subito il flusso di coscienza: emergono reazioni del passato che affiorano in superficie e alimentano il flusso di coscienza. Quando nasce mentalmente questa reazione del passato, a livello fisico nasce una particella sub-atomica che noi percepiamo come sensazione e questa genera potenzialmente nuove reazioni mentali, quindi si crea un accumulo di condizionamenti di reazioni passate.


La coscienza soffre di automatismi e incoscienza. La meditazione porta l’essere a purificarsi da questo processo di condizionamenti accumulati negli anni.

Quanto costa fare un'esperienza di Vipassana?


Gli insegnamenti Vipassana e la permanenza al centro sono a offerta libera: si è mantenuto lo spirito originario degli Ashram (luogo dove si fa del bene) indiani, dove la diffusione al popolo era gratuita e per tutti.


Questo stile segue un principio di egualitarismo molto forte così come ampio e pacifico è lo spazio del libero arbitrio concesso all’esploratore della meditazione di sé.


Sarai tu stesso, nella tua libertà, a sentire, misurare, valutare e dare valore alla tua esperienza.

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